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"IL GIARDINO VITATO PIU' BELLO D'EUROPA" C. Battisti 1905
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Roveré della Luna

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Roveré della Luna è un paese di circa 1.500 abitanti, il cui comune non comprende frazioni e si estende per 10, 4 Kmq. a 268 m. s.l.m..
Il paese è centro vitivinicolo di notevole importanza (produzione annua q. 73.000 ca. di uve: Schiava, Pinot grigio, Pinot nero, Chardonnay, Riesling renano, Traminer), dotato di una discreta zona industriale e artigianale (lavorazione del legno, prodotti caseari). Esso si estende sul vasto conoide detritico del rio Faògna (circa 100 ettari), che si allarga verso la Valle dell’Adige, ed ha un buon clima, grazie all’ottima esposizione.
Ultimo paese della provincia di Trento ai confini con l’Alto Adige, Roveré della Luna si trova all’incontro delle aree linguistiche tedesca e italiana, e rappresenta, rispetto agli altri paesi della Rotaliana, un insediamento un po’ isolato e molto tranquillo, ben collegato ai centri circostanti (Salorno, Mezzocorona) ma al contempo assai distante dalle grandi arterie del traffico.
Il territorio di Roveré della Luna in epoca altomedioevale era parte della Gastaldia di Metz (estesa dalla Rocchetta a Punch Mandl, Pocamandel), quindi appartenne alla Giurisdizione di Mezzocorona, abolita nei primi decenni dell’800.
Nei secoli XIV e XV il conoide di deiezione e le campagne intorno a Roveré della Luna furono bonificate ad opera di esperti contadini tedeschi, chiamati dai monaci della vicina Prepositura di San Michele all’Adige e dai Conti del Tirolo, che destinarono i nuovi terreni alla coltivazione dei vigneti.
Il curioso toponimo Roverè della Luna (in tedesco Eichholz, attestato spesso con la variante Aichholz) ha un origine immediatamente legata al territorio: Roverè deriva infatti da roburetum collettivo del latino robur, cioè quercia, mentre Luna nel senso traslato di “arco a forma di luna” è probabilmente riferito all’insenatura che l’Adige formava nei pressi del paese; il toponimo è attestato già in epoca medioevale (1288 in Metzo ubi dicitur al Rovredum; 1391 Roveredo a Luna; 1441 de Rovredo a Luna).
Lo stemma adottato dal Comune allude proprio all’originale toponimo presentando sia la falce di luna che la quercia, in un paesaggio caratterizzato da un tortuoso fiume Adige.
In varie località del paese (ai Feldi, ai Lomeri, ai Novaleti) furono rinvenuti reperti dell’età del ferro (fusarole, ceramiche, coltelli, scuri), romani (tombe, monete) e barbarici.
La chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Caterina, è attestata dal XVI secolo è stata ricostruita nel 1859-61, ha alcune tele di buona fattura e una lapide marmorea sul campanile a ricordo del barone Guglielmo Baldessari, consigliere aulico a Innsbruck e giudice di Mezzocorona.
Il recente restauro della vicina chiesetta di Sant’Anna ha consentito di rivelare appieno il suo notevole valore storico-artistico, portando alla luce, in particolare, i pregevoli affreschi. Attestata con sicurezza dal 1500, la cappella, eretta come chiesa cimiteriale, porta in facciata il bassorilievo dello stemma Firmian d’inizio ‘500 (a seguito del matrimonio fra Nicolò Firmian e Dorotea di Metz, l’originario stemma Firmian risultò inquartato con lo stemma dei Metz), a testimonianza dell’importante committenza. La costruzione infatti risulta legata al nome di Nicolò Firmian, giurisdicente di Mezzocorona, che si fece rappresentare con la moglie sul dipinto del Trionfo della Morte; le altre pitture, accanto a raffigurazioni consuete quali Maria con il Bambino, S. Cristoforo, S. Rocco, S. Vigilio e S. Barbara, rappresentano soggetti decisamente non comuni quali il Giudizio Universale, S. Anna che insegna a leggere a Maria, l’Annuncio a S. Gioacchino e il già nominato Trionfo della Morte. Le pitture risalenti al XVI secolo, sono eseguite in realtà a mezzo fresco (a parte il S. Cristoforo esterno ad affresco) e sono attribuibili a maestranze locali di impronta sud-tirolese non molto raffinate ma iconograficamente assai aggiornate.
Le grandi bastionate calcaree che sovrastano il paese e che conferiscono una spiccata caratteristica all’ambiente sono legate ad alcune leggende singolari. Ad esempio la grande faglia  nella parete rocciosa tra Roveré e i Puncli starebbe a ricordare la condanna divina toccata al saltaro (guardia campestre) che aveva favorito disonestamente gli uomini di Magrè a scapito di quelli di Roveré in occasione di una lite confinaria: il saltaro dovette scavare con un cucchiaio una strada fino al monte Faogna. Un’altra leggenda è legata all’uomo del toro (“l’om da tor”), obbligato a portare pietre in cima alla montagna sotto la minaccia di un toro.
Si ricorda infine che a Roveré della Luna è paese di origine della famiglia Bronzetti, i cui esponenti più noti risultano essere i fratelli Oreste, Pilade e Narciso combattenti nelle battaglie risorgimentali, nonché di Carl Josef Bronzetti, ufficiale dell’esercito bavarese, e che nello stesso paese nacque il noto geologo Bruno Parisi (1884-1957).

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