Chiesa - San Michele all'Adige
Una scalinata di una trentina di gradini porta al sagrato pensile, vigilato da due statue marmoree dei vescovi Vigilio e Agostino.
L’elegante facciata suddivisa in lesene, reca nelle otto nicchie altrettante statue con sei medaglioni di santi. Le statue superiori raffigurano i 4 evangelisti, quelle inferiori i Padri della Chiesa d’occidente. Nei medaglioni i santi: Lorenzo da Dublino, Monica, Gregorio, Gelasio, Gertrude e Tommaso Moro. Nel timpano vi è l’orologio con due statue di marmo ai lati.
Il portale fu costruito nel 1688 ed è sormontato da una statua di S. Michele arcangelo che trafigge il diavolo con una lunga picca.
Il sagrato contiene un’edicola (1906 ?) con la statua di S. Giovanni Nepomuceno (trovata su una vecchia banchisa dell’Adige) e verso sud un monumento funebre e un edicola che ricorda la missione del 1866.
La chiesa si presenta in forma longitudinale con la grande finestra serliana sulla facciata e nell’abside.
Una cancellata in ferro battuto separa la contro facciata dall’interno con le 4 cappelle, il presbiterio, la cupola, il coro e le sacrestie.
La volta è a botte con grandi vele collegate alle quattro cappelle laterali. Un arco trionfale divide la navata dal presbiterio. Dietro il presbiterio si sviluppa il vasto coro dei monaci agostiniani.
Sulla contro facciata troviamo un affresco che propone l’avvenimento centrale della vicenda di S. Michele. Guardando con attenzione è possibile leggere nomi e date. Alemanno vescovo di Trento e canonico di Salisburgo riceve da Uldarico conte di Appiano i prati e il castello del S. Michele italiano (Welschmichael) e li consegna ad Hartman canonico di Bressanone e vescovo di Passau, per dar vita alla prepositura.
L’interno è vistosamente decorato a stucchi, opera dell’artista lombardo Antonio Castellani (1683).
Sul lato sinistro del presbiterio, in alto, un ampio vano accoglie l’organo con frontale ligneo barocco con piacevoli sculture e dorature. Il primo organo pare sia stato istallato verso il 1600, dal Preposito Zigainer, in seguito rovinato dagli incendi e poi ricostruito. L’attuale strumento è della ditta Riegger di Jagerndorf (Slesia) eseguito nel 1896. Scrisse don Adami nelle sue memorie che dalla fabbrica Riegger si ebbe un organo di diciotto registri a due tastiere, ottimo a giudizio dei collaudatori e di quanti lo provarono. Da deplorarsi però che la scuola tedesca non sappia dare il ripieno italiano eminentemente armonico e maestoso… Quest’organo fu ricomposto in cinque giorni, e suonato la prima volta nella festa dell’Addolorata il 20 settembre 1896.
I quadri e gli affreschi della chiesa sono nella quasi totalità opera di Giuseppe Alberti e della sua scuola.
L’Alberti fu un illustre artista trentino, sacerdote, pittore e architetto. La sua fama gli aveva affiancato dei valenti discepoli, creando una distinta scuola di pittori fiemmesi che eseguirono molte opere d’arte nella nostra regione. Peraltro l’Alberti aveva dipinto altri 25 quadri per il convento di S. Michele che, in seguito alla soppressione, sono scomparsi o finiti in altri conventi.
Prima cappella a Sinistra – Una grande pala con S. Antonio da Padova in adorazione del Gesù bambino. In alto quattro affreschi di S. Antonio (miracolo del cuore dell’avaro – della mula – della gamba amputata – esequie del Santo).
Ai lati le statue dei santi Logino e Floriano.
Seconda cappella a sinistra – la pala con l’Annunciazione. In alto quattro affreschi della storia della Vergine (Natività, S. Anna, Assunzione e Immacolata).
Ai lati le due statue di S. Gioacchino e S. Anna.
Sull’altare, un rilievo particolare merita un piccolo affresco del V°/VI° sec, rimaneggiato più volte, col titolo di S. Maria delle grazie. Il dipinto, si legge in un antico documento, stava in un salotto del Monastero. Nel 1520 un giocatore che aveva perduto altrove ogni suo avere, furibondo s’avventò sacrilegamente contro la sacra immagine. Vivo sangue sgorgò dalla ferita, le cui tracce, come attestano i documenti, erano visibili anche nel 1624. Per questo prodigioso avvenimento, il quadro ebbe larga devozione, fu trasferito in chiesa e collocato sull’altare che rimase illeso nell’incendio del 1686 e che fu dichiarato “privilegiato in perpetuo” come del resto dicono gli Atti Visitali del 1749.
Prima cappella a destra – Pala col Redentore, S. Giorgio e le tre vergini: Barbara, Caterina e Lucia. In alto quattro affreschi (la lapidazione di S. Vigilio, i 3 arcangeli: Gabriele, Michele e Raffaele, la Madonna e Cristo che appaiono a S. Agostino).
Le statue ai lati: sono le Sante Teresa d’Avila e Caterina da Siena.
Seconda cappella a destra – pala con i quattro dottori della chiesa in adorazione della SS. Trinità. In alto quattro affreschi (la storia di S. Caterina d’Alessandria: ultima comunione, supplizio della ruota e decapitazione).
Ai lati S. Giuseppe e S. Vigilio.
Sull’altare un quadretto a tinte scure, proveniente dal saccheggio napoleonico di Mantova, mostra una testa di Cristo di scuola Bizantina.
Al confluire dell’arco trionfale con la fiancata sinistra troviamo il pulpito. E’ di legno ed è ornato con le sculture raffiguranti i Padri latini. Un baldacchino con la colomba dello Spirito Santo e la statua di S. Michele con la bilancia in mano, copre il tutto.
La sontuosità barocca dell’ edificio trova il suo punto focale nell’altar maggiore. Marmi policromi in un crescendo armonioso partono dal presbiterio per salire in alto con colonnine, mensole e statue che mettono in evidenza il tabernacolo, per chiudere la statua di Cristo risorto. Si giunge al Risorto attraverso la visione di statuette raffiguranti i 4 evangelisti.
Ai lati dell’altare il doppio ingresso al coro con le statue dei santi Pietro e Paolo e i medaglioni di S. Vigilio e S. Agostino.
Sopra l’altare sta la cupola ottagonale rivestita all’interno di artistiche e originali decorazioni a stucco che incorniciano sui pennacchi 4 affreschi rappresentanti i profeti: Daniele – Geremia – Isaia – Ezechiele e sulla volta 8 affreschi del pittore Wolfango Rupprecht di Norimberga con allegorie delle virtù teologali e cardinali. Sedute sul cornicione della cupola le figure in stucco di 8 angeli musicanti nell’atto di suonare i loro strumenti (3 trombe – 2 violini – il violoncello – la zampogna – l’organo).
Nel coro sul fondo – Una monumentale cornice ben scompaginata sotto la grande finestra serliana contiene 3 tele: al centro la Trinità – Maria SS. – S. Michele con l’elmo, la spada e la bilancia. Ai lati: la tela con Mosè che indica il serpente di bronzo – e il ritrovamento della Croce per opera di S. Elena).
Alle pareti del coro – a sinistra due tele con l’adorazione dei pastori e la risurrezione di Cristo. A destra la Circoncisione e l’Ascensione di Gesù.
Nella sacrestia – quattro lunette con le figure dei padri della Chiesa: Agostino – Ambrogio – Girolamo – Gregorio Magno – sicuramente di mano dello stesso Alberti.
Può far meraviglia che pitture così pregevoli siano state eseguite per la sacrestia, ma questo locale nel 1600 era la cappella di S. Maria del cimitero perché confinava con l’antico cimitero dei monaci (ora cortile interno del’ex convitto sotto il quale è stata ricavata la cantina dell’Istituto svuotando il cimitero), In questa cappella si celebravano le messe legatarie. Nel 1879 venne trasformata in sacrestia ..con grande disapprovazione.. come ebbe a scrivere don Adami nelle sue memorie di S. Michele.
In sacrestia vengono custodite quattro suggestive statue lignee che raffigurano i santi Floriano – Beato Enrico da Bolzano (vedi il messale ufficiale del convento del 1600) – Notburga – Berta. Sul soffitto due grandi affreschi con due avvenimenti dell’epoca: un esorcismo e una scampata decapitazione.
Nella Sacrestia capitolare – alle pareti sono appesi 2 quadri della scuola dell’Alberti: S. Andrea Avellino che veniva invocato contro l’epilessia: la scritta latina dice – ad Dominum cum tribulaber calmavi et ex(au)divit me – S. Andrea Avelinus contra appolexiam protector potens. L’altro quadro è la consacrazione a vescovo di S. Agostino. Un terzo quadro raffigura S. Girolamo l’autore ignoto è di scuola tirolese: fu donato dalla famiglia Endrici.
Alle pareti laterali e nella contro facciata di fondo sono esposti i 14 preziosi grandi quadri della via crucis opera del pittore Chiocchetti, che fu benedetta dal Vescovo Endici (5 ottobre 1809)
In canonica sono custoditi - un quadro del XV-XVI° sec. Raffiguranti il conte di Appiano (con alle spalle il complesso del monastero e chiesa in stile gotico: unica raffigurazione del convento come appariva prima del rimaneggiamento barocco) e un secondo quadro di poco posteriore al primo raffigurante il vescovo Hartmann.
Un’altra decina di quadri minori sono conservati nei vari locali ecclesiastici e nel museo diocesano dove sono depositati anche preziosi abiti liturgici, oggetti, reliquiari ecc… fra cui alcuni quadri della scuola dell’Alberti, con preziose cornici raffiguranti: La Madonna del suffragio – La vergine con bambino con ai piedi S. Agostino e sua madre S. Monica – Un santo vescovo mentre celebra l’eucarestia e ancora due quadri raffiguranti scene di guarigione di santi.
L’elegante facciata suddivisa in lesene, reca nelle otto nicchie altrettante statue con sei medaglioni di santi. Le statue superiori raffigurano i 4 evangelisti, quelle inferiori i Padri della Chiesa d’occidente. Nei medaglioni i santi: Lorenzo da Dublino, Monica, Gregorio, Gelasio, Gertrude e Tommaso Moro. Nel timpano vi è l’orologio con due statue di marmo ai lati.
Il portale fu costruito nel 1688 ed è sormontato da una statua di S. Michele arcangelo che trafigge il diavolo con una lunga picca.
Il sagrato contiene un’edicola (1906 ?) con la statua di S. Giovanni Nepomuceno (trovata su una vecchia banchisa dell’Adige) e verso sud un monumento funebre e un edicola che ricorda la missione del 1866.
La chiesa si presenta in forma longitudinale con la grande finestra serliana sulla facciata e nell’abside.
Una cancellata in ferro battuto separa la contro facciata dall’interno con le 4 cappelle, il presbiterio, la cupola, il coro e le sacrestie.
La volta è a botte con grandi vele collegate alle quattro cappelle laterali. Un arco trionfale divide la navata dal presbiterio. Dietro il presbiterio si sviluppa il vasto coro dei monaci agostiniani.
Sulla contro facciata troviamo un affresco che propone l’avvenimento centrale della vicenda di S. Michele. Guardando con attenzione è possibile leggere nomi e date. Alemanno vescovo di Trento e canonico di Salisburgo riceve da Uldarico conte di Appiano i prati e il castello del S. Michele italiano (Welschmichael) e li consegna ad Hartman canonico di Bressanone e vescovo di Passau, per dar vita alla prepositura.
L’interno è vistosamente decorato a stucchi, opera dell’artista lombardo Antonio Castellani (1683).
Sul lato sinistro del presbiterio, in alto, un ampio vano accoglie l’organo con frontale ligneo barocco con piacevoli sculture e dorature. Il primo organo pare sia stato istallato verso il 1600, dal Preposito Zigainer, in seguito rovinato dagli incendi e poi ricostruito. L’attuale strumento è della ditta Riegger di Jagerndorf (Slesia) eseguito nel 1896. Scrisse don Adami nelle sue memorie che dalla fabbrica Riegger si ebbe un organo di diciotto registri a due tastiere, ottimo a giudizio dei collaudatori e di quanti lo provarono. Da deplorarsi però che la scuola tedesca non sappia dare il ripieno italiano eminentemente armonico e maestoso… Quest’organo fu ricomposto in cinque giorni, e suonato la prima volta nella festa dell’Addolorata il 20 settembre 1896.
I quadri e gli affreschi della chiesa sono nella quasi totalità opera di Giuseppe Alberti e della sua scuola.
L’Alberti fu un illustre artista trentino, sacerdote, pittore e architetto. La sua fama gli aveva affiancato dei valenti discepoli, creando una distinta scuola di pittori fiemmesi che eseguirono molte opere d’arte nella nostra regione. Peraltro l’Alberti aveva dipinto altri 25 quadri per il convento di S. Michele che, in seguito alla soppressione, sono scomparsi o finiti in altri conventi.
Prima cappella a Sinistra – Una grande pala con S. Antonio da Padova in adorazione del Gesù bambino. In alto quattro affreschi di S. Antonio (miracolo del cuore dell’avaro – della mula – della gamba amputata – esequie del Santo).
Ai lati le statue dei santi Logino e Floriano.
Seconda cappella a sinistra – la pala con l’Annunciazione. In alto quattro affreschi della storia della Vergine (Natività, S. Anna, Assunzione e Immacolata).
Ai lati le due statue di S. Gioacchino e S. Anna.
Sull’altare, un rilievo particolare merita un piccolo affresco del V°/VI° sec, rimaneggiato più volte, col titolo di S. Maria delle grazie. Il dipinto, si legge in un antico documento, stava in un salotto del Monastero. Nel 1520 un giocatore che aveva perduto altrove ogni suo avere, furibondo s’avventò sacrilegamente contro la sacra immagine. Vivo sangue sgorgò dalla ferita, le cui tracce, come attestano i documenti, erano visibili anche nel 1624. Per questo prodigioso avvenimento, il quadro ebbe larga devozione, fu trasferito in chiesa e collocato sull’altare che rimase illeso nell’incendio del 1686 e che fu dichiarato “privilegiato in perpetuo” come del resto dicono gli Atti Visitali del 1749.
Prima cappella a destra – Pala col Redentore, S. Giorgio e le tre vergini: Barbara, Caterina e Lucia. In alto quattro affreschi (la lapidazione di S. Vigilio, i 3 arcangeli: Gabriele, Michele e Raffaele, la Madonna e Cristo che appaiono a S. Agostino).
Le statue ai lati: sono le Sante Teresa d’Avila e Caterina da Siena.
Seconda cappella a destra – pala con i quattro dottori della chiesa in adorazione della SS. Trinità. In alto quattro affreschi (la storia di S. Caterina d’Alessandria: ultima comunione, supplizio della ruota e decapitazione).
Ai lati S. Giuseppe e S. Vigilio.
Sull’altare un quadretto a tinte scure, proveniente dal saccheggio napoleonico di Mantova, mostra una testa di Cristo di scuola Bizantina.
Al confluire dell’arco trionfale con la fiancata sinistra troviamo il pulpito. E’ di legno ed è ornato con le sculture raffiguranti i Padri latini. Un baldacchino con la colomba dello Spirito Santo e la statua di S. Michele con la bilancia in mano, copre il tutto.
La sontuosità barocca dell’ edificio trova il suo punto focale nell’altar maggiore. Marmi policromi in un crescendo armonioso partono dal presbiterio per salire in alto con colonnine, mensole e statue che mettono in evidenza il tabernacolo, per chiudere la statua di Cristo risorto. Si giunge al Risorto attraverso la visione di statuette raffiguranti i 4 evangelisti.
Ai lati dell’altare il doppio ingresso al coro con le statue dei santi Pietro e Paolo e i medaglioni di S. Vigilio e S. Agostino.
Sopra l’altare sta la cupola ottagonale rivestita all’interno di artistiche e originali decorazioni a stucco che incorniciano sui pennacchi 4 affreschi rappresentanti i profeti: Daniele – Geremia – Isaia – Ezechiele e sulla volta 8 affreschi del pittore Wolfango Rupprecht di Norimberga con allegorie delle virtù teologali e cardinali. Sedute sul cornicione della cupola le figure in stucco di 8 angeli musicanti nell’atto di suonare i loro strumenti (3 trombe – 2 violini – il violoncello – la zampogna – l’organo).
Nel coro sul fondo – Una monumentale cornice ben scompaginata sotto la grande finestra serliana contiene 3 tele: al centro la Trinità – Maria SS. – S. Michele con l’elmo, la spada e la bilancia. Ai lati: la tela con Mosè che indica il serpente di bronzo – e il ritrovamento della Croce per opera di S. Elena).
Alle pareti del coro – a sinistra due tele con l’adorazione dei pastori e la risurrezione di Cristo. A destra la Circoncisione e l’Ascensione di Gesù.
Nella sacrestia – quattro lunette con le figure dei padri della Chiesa: Agostino – Ambrogio – Girolamo – Gregorio Magno – sicuramente di mano dello stesso Alberti.
Può far meraviglia che pitture così pregevoli siano state eseguite per la sacrestia, ma questo locale nel 1600 era la cappella di S. Maria del cimitero perché confinava con l’antico cimitero dei monaci (ora cortile interno del’ex convitto sotto il quale è stata ricavata la cantina dell’Istituto svuotando il cimitero), In questa cappella si celebravano le messe legatarie. Nel 1879 venne trasformata in sacrestia ..con grande disapprovazione.. come ebbe a scrivere don Adami nelle sue memorie di S. Michele.
In sacrestia vengono custodite quattro suggestive statue lignee che raffigurano i santi Floriano – Beato Enrico da Bolzano (vedi il messale ufficiale del convento del 1600) – Notburga – Berta. Sul soffitto due grandi affreschi con due avvenimenti dell’epoca: un esorcismo e una scampata decapitazione.
Nella Sacrestia capitolare – alle pareti sono appesi 2 quadri della scuola dell’Alberti: S. Andrea Avellino che veniva invocato contro l’epilessia: la scritta latina dice – ad Dominum cum tribulaber calmavi et ex(au)divit me – S. Andrea Avelinus contra appolexiam protector potens. L’altro quadro è la consacrazione a vescovo di S. Agostino. Un terzo quadro raffigura S. Girolamo l’autore ignoto è di scuola tirolese: fu donato dalla famiglia Endrici.
Alle pareti laterali e nella contro facciata di fondo sono esposti i 14 preziosi grandi quadri della via crucis opera del pittore Chiocchetti, che fu benedetta dal Vescovo Endici (5 ottobre 1809)
In canonica sono custoditi - un quadro del XV-XVI° sec. Raffiguranti il conte di Appiano (con alle spalle il complesso del monastero e chiesa in stile gotico: unica raffigurazione del convento come appariva prima del rimaneggiamento barocco) e un secondo quadro di poco posteriore al primo raffigurante il vescovo Hartmann.
Un’altra decina di quadri minori sono conservati nei vari locali ecclesiastici e nel museo diocesano dove sono depositati anche preziosi abiti liturgici, oggetti, reliquiari ecc… fra cui alcuni quadri della scuola dell’Alberti, con preziose cornici raffiguranti: La Madonna del suffragio – La vergine con bambino con ai piedi S. Agostino e sua madre S. Monica – Un santo vescovo mentre celebra l’eucarestia e ancora due quadri raffiguranti scene di guarigione di santi.