il Teroldego - la storia
Vitigno importante, il Teroldego.
Vitigno simbolo della enologia trentina, dal quale si ricava quello che giustamente viene, da sempre, considerato il "principe" dei vini trentini, titolo che mantiene a tutt'oggi, nonostante i numerosi concorrenti che cercano di insidiarlo.
L'origine del vitigno si perde nella notte dei tempi, anche se alcune caratteristiche biochimiche lo farebbero imparentare al Marzemino, facendolo derivare dalle lontane contrade dell'Asia Minore. E' certo, tuttavia, che l'origine del nome deriva da un toponimo: quella località Teroldeghe, situata nel comune di Mezzolombardo e presente in numerosi atti notarili, fino dal 1480, quando, in un atto di compravendita, si cita un pagamento di "due brente di vino Teroldego".
Indubbiamente più vicina alla leggenda è, invece, la tesi che vuole il nome derivato da Tiroler Cold, l'oro del Tirolo, così come il vino veniva chiamato alla corte di Vienna.
La vite è una varietà unica al mondo e ha la caratteristica di crescere e dare i suoi frutti migliori solo nella Piana Rotaliana. Se, infatti, viene messa a dimora in altre zone, pur con lo stesso sistema di impianto, di cure colturali, di irrigazione, produce risultati deludenti e completamente diversi.
Fondamentale per le caratteristiche del vino è la composizione del terreno, formato dai detriti alluvionali del fiume Noce, e la particolare insolazione estiva, data dalle grandi pareti rocciose che, come specchi ustori, chiudono la Piana.
L'uva, come dice il Mader: "matura a seconda dell'annata non troppo tardi e dà un vino molto corposo, robusto, simile ai Bordeaux, ma anche più ruvido".
Un vino "potente", come lo ha definito il Mariani, e, proprio per queste sue caratteristiche, il Teroldego fu a lungo usato come vino da "taglio" per rinvigorire uve fiacche e di poca tempra, a cui conferiva colore e corpo.
Ancora Cesare Battisti, all'inizio del secolo, scriveva: "Bastano poche gocce di Teroldego per dare un'impronta caratteristica ad un vino". E il Gallo: "...è un eccellente tonificato re, capace di imprimere ai vini l'estro gagliardo della buona rossa".
Fu solo a partire dagli anni Cinquanta che si capi che non era né giusto, né conveniente, riservare al Teroldego il semplice ruolo di ricostituente di altre stirpi. E' così iniziata una rinascita del Teroldego, che, pure giunta, oggi, a livelli di notevole qualità, non si sa ancora a quali vette possa portare, quando la filosofia viti-enologica moderna avrà completamente conquistato anche i produttori della Piana Rotaliana.
Vitigno simbolo della enologia trentina, dal quale si ricava quello che giustamente viene, da sempre, considerato il "principe" dei vini trentini, titolo che mantiene a tutt'oggi, nonostante i numerosi concorrenti che cercano di insidiarlo.
L'origine del vitigno si perde nella notte dei tempi, anche se alcune caratteristiche biochimiche lo farebbero imparentare al Marzemino, facendolo derivare dalle lontane contrade dell'Asia Minore. E' certo, tuttavia, che l'origine del nome deriva da un toponimo: quella località Teroldeghe, situata nel comune di Mezzolombardo e presente in numerosi atti notarili, fino dal 1480, quando, in un atto di compravendita, si cita un pagamento di "due brente di vino Teroldego".
Indubbiamente più vicina alla leggenda è, invece, la tesi che vuole il nome derivato da Tiroler Cold, l'oro del Tirolo, così come il vino veniva chiamato alla corte di Vienna.
La vite è una varietà unica al mondo e ha la caratteristica di crescere e dare i suoi frutti migliori solo nella Piana Rotaliana. Se, infatti, viene messa a dimora in altre zone, pur con lo stesso sistema di impianto, di cure colturali, di irrigazione, produce risultati deludenti e completamente diversi.
Fondamentale per le caratteristiche del vino è la composizione del terreno, formato dai detriti alluvionali del fiume Noce, e la particolare insolazione estiva, data dalle grandi pareti rocciose che, come specchi ustori, chiudono la Piana.
L'uva, come dice il Mader: "matura a seconda dell'annata non troppo tardi e dà un vino molto corposo, robusto, simile ai Bordeaux, ma anche più ruvido".
Un vino "potente", come lo ha definito il Mariani, e, proprio per queste sue caratteristiche, il Teroldego fu a lungo usato come vino da "taglio" per rinvigorire uve fiacche e di poca tempra, a cui conferiva colore e corpo.
Ancora Cesare Battisti, all'inizio del secolo, scriveva: "Bastano poche gocce di Teroldego per dare un'impronta caratteristica ad un vino". E il Gallo: "...è un eccellente tonificato re, capace di imprimere ai vini l'estro gagliardo della buona rossa".
Fu solo a partire dagli anni Cinquanta che si capi che non era né giusto, né conveniente, riservare al Teroldego il semplice ruolo di ricostituente di altre stirpi. E' così iniziata una rinascita del Teroldego, che, pure giunta, oggi, a livelli di notevole qualità, non si sa ancora a quali vette possa portare, quando la filosofia viti-enologica moderna avrà completamente conquistato anche i produttori della Piana Rotaliana.